Giustizia e informazione

di Giuseppe Magnarapa

GIUSTIZIA E INFORMAZIONE

L’altro giorno ho incontrato per caso un Procuratore in pensione da un paio di mesi e, perciò, ancora “fresco” del suo lavoro. Gli ho chiesto cosa ne pensasse della sarabanda di informazioni mediatiche, scatenata da conduttori televisivi, opinionisti, esperti e persino show-girl su sanguinosi casi giudiziari con indagini tuttora in corso e lui mi ha fatto chiaramente capire che, anche secondo lui, è un’autentica fogna a cielo aperto. Quando ho insistito per sapere cosa si potesse fare per porvi rimedio, lui mi ha guardato come se gli avessi chiesto perché i passeri cinguettano e poi ha ammesso candidamente: “Proprio niente. Questo è ciò che i giornalisti ci chiedono e questo dobbiamo dargli!”
Avete capito bene. E’ come se gli statali chiedessero sei mesi di ferie all’anno e cosa possiamo farci, ragazzi miei? Bisogna accontentarli. Sono rimasto talmente basito che la mia conseguente esitazione ha rappresentato un ottimo pretesto per cambiare discorso.
Non so quanti di coloro che stanno leggendo queste righe, siano spettatori appassionati di questo tipo di trasmissioni: sono sicuramente molti, stando allo share dichiarato e si tratta, per la stragrande maggioranza, di gente onesta che si sdegna per ciò di cui è logico sdegnarsi e che nutre un gran desiderio di giustizia: ma la loro buona fede e la loro comprensibile curiosità per le manifestazioni della cattiveria umana sono il fulcro di leva su cui agiscono gli operatori televisivi per ottenere alti indici di ascolto e conseguenti incassi pubblicitari, senza il minimo riguardo non dico per la Privacy, divenuta ormai una ridicola foglia di fico, ma neppure per la serietà delle indagini e per quello che, secoli fa, si chiamava “segreto istruttorio”, cioè la naturale e doverosa riservatezza che dovrebbe caratterizzare le indagini penali più delicate.
Vi faccio presente che, nei Paesi anglosassoni, ai processi penali ancora in corso vengono ammessi i giornalisti a condizione che si impegnino ad attendere la sentenza definitiva, prima di divulgare gli atti giudiziari. E se sgarrano, sono guai seri. Da noi, invece, giudici e avvocati lanciano semplicemente ai giornalisti i bocconi con cui nutrire il pubblico: in cambio, forse, del riconoscimento in TV della loro sagacia e del loro impegno; ma anche psichiatri e criminologi fanno lo stesso, come pure testimoni veri o presunti, in cambio stavolta, di soldi o, più semplicemente, di una comparsata televisiva che ormai non si nega a nessuno.
Dov’è il CSM che dovrebbe vigilare sull’attività dei magistrati? E dove sono gli Ordini Professionali che dovrebbero fare la stessa cosa con Avvocati e Medici Psichiatri? Scomparsi anche loro: forse bisognerebbe segnalarli a “Chi l’ha visto?”