Profondi cambiamenti avvengono durante l’adolescenza, durante il periodo della pubertà i giovani oltre ad avere profondi cambiamenti fisici, subiscono anche cambiamenti comportamentali, secondo alcuni studi un 10-15% di giovani vanno incontro a disturbi psichiatrici, come ansia o depressione, fino alla ben più grave schizofrenia.
Il periodo che va dall’infanzia all’età adulta porta profonde modificazioni cerebrali, la corteccia cerebrale cresce a partire dai 12 anni in poi, e il volume della sostanza grigia si riduce fino alla prima età adulta; inoltre il cervello va incontro a processi di miglioramento in quanto alcuni collegamenti inutili sono tagliati, mentre quelli più utili vengono rinforzati.
Questo processo invece andrebbe fuori controllo nella schizofrenia, infatti alcuni sintomi allucinativi avvengono già nell’adolescenza, secondo lo psichiatra Jay Giedd del National Istitute of Mental Health di Bethesda, nelle persone colpite si registra una perdita della sostanza generale superiore alla media, in primis nella corteccia frontale.
Uno studio pubblicato nel 2007 dal gruppo di Giedd; studio effettuato su 52 volontari con età compresa tra gli 8 e i 12 anni. L’interesse della ricerca era il prendere in esame le sorelle di pazienti schizofrenici diventati psicotici intorno ai 13 anni.
Giedd ha studiato il cervello dei pazienti sani con la risonanza magnetica, sottoponendoli all’esame a distanza di due anni.
Dai risultati è emerso che al pari dei soggetti malati, anche le sorelle manifestavano in gioventù una perdita superiore alla media di sotanza cerebrale nel lobo frontale e in quella temporale, regioni essenziali per la memoria di lavoro e per altri funzioni cognitive. Tuttavia questa tendenza proseguiva soltanto nei pazienti psicotici di età compresa tra i 16 e i 20 anni.
La riduzione della massa cerebrale aveva una buona correlazione statistica con il rischio di contrarre la malattia.
I risultati di Giedd sono correlati a quelli dei neuroscienziati sulle cause della schizofrenia, in quanto nel disturbo cognitivo è alterata una rete distribuita di aree cerebrali proposte al controllo di diverse funzioni mentali.
Il ruolo dell’Amigdala
In merito alla depressione giovanile, alcuni ricercatori diretti dallo psichiatra Tony Yang dell’Università della California a San Diego, hanno studiato alcuni giovani con diagnosi di depressione con alcuni soggetti di controllo sani, con la risonanza magnetica.
Nello studio i soggetti dovevano classificare alcuni volti in base all’espressione, a differenza dei pazienti sani, nei pazienti depressi alla vista di un volto triste/felice o adirato, si attivava maggiormente la parte dell’amigdala sinistra, che nei soggetti di controllo sani.
Risultati simili sono emersi in altri studi con le neuroimmagini svolti con pazienti depressi e di età differenti.
Quindi, un’amigdala ipersensibile, potrebbe essere congiuntamente responsabile della vulnerabilità dei giovani ai disturbi dell’umore.
L’amigdala sembrerebbe reagire maggiormente negli adolescenti che negli adulti, uno studio effettuato dal gruppo della biologa B.J.Casey della Cornell University di New York, in cui venivano proiettati a persone di età differenti immagini di persone impaurite; ha dimostrato che negli adolescenti l’amigdala si attivava più rapidamente che negli adulti, difatti negli adulti esiste un maggior controllo della corteccia prefrontale.
Secondo il modello di Casey, la particolare sensibilità dell’adolescenza è legata al fatto che, durante lo sviluppo la corteccia prefrontale arranca dietro al sistema limbico.
Secondo Casey a questa età, l’unione di fattori biologici e ambientali è alla base di una manifestazione più marcata di disturbi affettivi.
Esistono anche altri fattori che influenzano lo sviluppo, come il sistema ormonale, ma per quest’argomento di do appuntamento ad un prossimo articolo.
Bibliografia.
Christian Wolf, Emozioni fuori controllo in “Mente e cervello” n 101 anno XI maggio 2013, pp. 30-35, ed. Le scienze.
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